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Retroscena storico

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Impero Austro-Ungarico venne diviso in numerosi stati singoli. Il Sudtirolo venne promesso all'Italia in cambio di un intervento in guerra in appoggio delle potenze occidentali. Nel 1919 la regione del Tirolo venne divisa in due e la parte meridionale venne annessa dall’Italia. A partire dal 1921 il nuovo regime fascista in Italia cercò di eliminare o di vietare, tutto ciò che fosse tedesco in Sudtirolo, compresi i partiti politici. Soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale si ripresentò la possibilità di dare una rappresentazione politica alle minorità tedesche e ladine in Sudtirolo.

L'8 maggio del 1945, il commerciante bolzanino Erich Amonn fondò, insieme ad un gruppo di amici dagli stessi ideali, la Südtiroler Volkspartei e scelsero la stella alpina come simbolo del partito. Questo nuovo partito derivava dal movimento di resistenza sudtirolese "Andreas-Hofer-Bund”. Alla fine del Settembre del 1945 la SVP contava già ca. 50.000 membri. L’ingiustizia inflitta nel 1919 venne confermata nel corso dei negoziati per la pace di Parigi nel 1946 e il Sudtirolo venne lasciato all'Italia. Tuttavia, nel cosiddetto „Trattato di Parigi“ l’Italia assicurò agli sudtirolesi il diritto di esercitare ampia autonomia locale. Nel 1948 fu approvato dall’Assemblea Nazionale Costituzionale italiana il primo Statuto d’Autonomia per il Sudtirolo, nel quale, tuttavia, non vennero applicate fondamentali disposizioni del Trattato di Parigi. Nel 1957 ebbe luogo presso il Castel Firmiano la più grande manifestazione popolare della storia sudtirolese. La manifestazione venne organizzata da Silvius Magnago, il nuovo leader del partito. 35.000 altoatesini, guidati dal presidente della SVP Silvius Magnago, reclamarono un'autonomia indipendente per il Sudtirolo e protestarono contro l’inadempienza del Trattato di Parigi da parte dell’Italia. Nel 1960 Silvius Magnago fu eletto Presidente della Provincia. Magnago restò a capo della Provincia fino al 1989. Sempre nel 1960, su insistenza della SVP, l’Austria portò la questione sudtirolese davanti all’Assemblea Plenaria dell’ONU a New York. Qui venne varata una risoluzione, che esortò l’Italia e l'Austria a riprendere le trattative sulla questione sudtirolese. Nel 1961 alcuni sudtirolesi manifestarono la loro indignazione e la loro delusione verso l’atteggiamento intransigente dell'Italia con attentati dinamitardi ai pali dell’alta tensione. Dopo trattative lunghe e pertinaci, inizialmente tra l’Austria e l’Italia e più tardi tra i rappresentanti della SVP e il governo italiano in carica, venne approvato un Pacchetto di Misure, che garantiva alla popolazione diritti di minoranza e una vasta autonomia. Tale "Pacchetto“ fu approvato a stretta maggioranza nel 1969 dopo un dibattito violento in una storica Assemblea Provinciale straordinaria. Il "Pacchetto“ era il risultato delle trattative e comprendeva ben 137 disposizioni atte ad incrementare la difesa degli sudtirolesi. Il 20 gennaio del 1972 entrò in vigore il nuovo Statuto d’Autonomia, basato sulle disposizioni del Pacchetto. A partire da questo momento il paese iniziò a fiorire. Nel 1992 il Pacchetto venne dichiarato come attuato in un’altra Assemblea Provinciale straordinaria della SVP e la conclusione della vertenza tra l’Austria e l’Italia sulla questione sudtirolese fu presentata all’ONU. L’anno dopo l’Assemblea Provinciale della SVP varò un nuovo programma politico che prendeva in considerazione le nuove circostanze e le nuove sfide in un’Europa sempre più globale. L’obiettivo della SVP continua a rimanere il potenziamento dell’autonomia in un’Europa unificata federale per proteggere l’identità della minorità tedesca e ladina in Italia anche in futuro.

L'autonomia raggiunta fino adesso fornisce la base per un continuo sviluppo del Sudtirolo. Negli ultimi 50 anni la SVP ha donato stabilità, continuità e competenza al Sudtirolo. Ma è stata anche sinonimo di apertura a riforme essenziali e di unione e vicinanza al popolo.